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Cinque variazioni sopra il tema di una recensione a "Queneau di Queneau" di Gabriella Maleti (edizioni Gazebo, 2007)

Variatio I. Recensione del cri(p)tico letterario L’Autrice disvela, continuamente, l’accavallarsi e il rifrangersi, internamente speculare, di una forma di resistenza, quasi insopprimibile, ad una non univoca interrogazione della Storia e del suo ineguale disfarsi, mutuando il limite di tale vertiginoso confine nell’impiegare un connubio di estrema duttilità, misto di difesa e di rilanci continui, sempre sottomessi all’evidente disagio di affrontare la magniloquenza di un substrato marginale in cui la lingua stessa, lungi da una mortificante segmentazione tesa al commento o alla definizione strutturante dell’immagine narrata, agisce come una sorta di disastrata implosione tangibile e nondimeno subliminale, pur assicurando al lettore il dischiudersi febbrile (non mosso da altri stupori, naturalmente) che all’apparire di sotterranee mobilità appena sussurrate, ma sempre permeabili come assenti presenze, invita a una forma di amorosa indagine sull’idea stessa di un segreto pote

Mostrarsi e scomparire

Sanguineti e il buco buio del suo silenzio

Petrarca e lo specchio rovesciato dell'amore

I veleni e i contravveleni della poesia italiana

I colori di Rimbaud (e l’orrore del tempo che dobbiamo riempire)

I Minotauri. Del dicibile, dell'indicibile

Qui un angelo attende i nostri sogni, e infine ci smarrisce